In breve
- Dal 2024 è residente in Italia chi, per la maggior parte del periodo d'imposta (183 giorni, 184 negli anni bisestili), ha in Italia la residenza civilistica, il domicilio o è fisicamente presente (art. 2 TUIR, D.Lgs. 209/2023).
- L'iscrizione all'AIRE è obbligatoria ma non basta: è solo un indizio, superabile con i fatti.
- Per i cittadini italiani che si trasferiscono in un Paese a fiscalità privilegiata (D.M. 4 maggio 1999) la legge presume che restino residenti in Italia, salvo prova contraria.
- Se due Stati ti considerano residente decide la convenzione contro le doppie imposizioni.
Art. 2 TUIR: quando smetti di essere residente
Dal 2024 l'art. 2 TUIR, riscritto dal D.Lgs. 209/2023 e commentato dalla Circ. AdE 20/E/2024, considera residente chi per la maggior parte del periodo d'imposta ha in Italia almeno uno di questi elementi:
- la residenza ai sensi del codice civile, cioè la dimora abituale;
- il domicilio, che ora è il luogo in cui si sviluppano in via principale le relazioni personali e familiari;
- la presenza fisica sul territorio, contando anche le frazioni di giorno.
L'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente è una presunzione relativa: chi è iscritto si presume residente, ma può dimostrare il contrario. Vale anche l'inverso: la cancellazione e l'iscrizione all'AIRE non provano da sole il trasferimento.
La presunzione per i Paesi a fiscalità privilegiata
Per i cittadini italiani cancellati dall'anagrafe e trasferiti in uno Stato o territorio a fiscalità privilegiata elencato nel D.M. 4 maggio 1999 (tra cui Emirati Arabi Uniti e Principato di Monaco), la legge presume che restino residenti in Italia, salvo prova contraria a carico del contribuente (art. 2, comma 2-bis, TUIR). La Svizzera è stata eliminata dall'elenco dal 2024.
La presunzione non si applica ai cittadini stranieri. Per chi parte per Dubai o Monaco la documentazione del trasferimento effettivo deve quindi essere particolarmente solida.
Esempio: partire il 1° o il 2 luglio cambia tutto
Un ingegnere genovese si trasferisce a Londra con la famiglia nel 2026, che non è bisestile: la maggior parte del periodo d'imposta è di 183 giorni.
- Se parte il 1° luglio, ha trascorso in Italia 182 giorni, compreso il giorno della partenza: non raggiunge la maggior parte dell'anno con la presenza fisica.
- Se parte il 2 luglio, i giorni sono 183: per il diritto italiano è residente per tutto il 2026.
La regola vale solo se anche residenza civilistica e domicilio si spostano in tempo: se moglie e figli restano a Genova fino a settembre, il domicilio rimane in Italia per la maggior parte dell'anno. Il diritto interno non prevede il frazionamento dell'anno: un eventuale frazionamento dipende solo dalla convenzione applicabile.
Doppia residenza: cosa dice la convenzione
Se due Paesi ti considerano residente, la convenzione contro le doppie imposizioni applica in sequenza i criteri dell'art. 4 del Modello OCSE: abitazione permanente, centro degli interessi vitali, soggiorno abituale, nazionalità e, in ultima istanza, la procedura amichevole tra le amministrazioni. L'Italia ha convenzioni con quasi tutti i Paesi europei, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Cina, Singapore ed Emirati Arabi Uniti.
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I rischi
- Famiglia, casa o attività rimaste in Italia possono mantenerti residente anche con l'AIRE.
- Da residente, l'Italia tassa i redditi ovunque prodotti e richiede il quadro RW: l'accertamento arriva anni dopo, con imposte, sanzioni e interessi.
- L'omessa iscrizione all'AIRE è punita con una sanzione da 200 a 1.000 € per ciascun anno, per non più di cinque anni (L. 213/2023, art. 1, commi 242-243).
Come lo risolviamo
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- Coordiniamo la posizione italiana con la convenzione del Paese di arrivo.
Domande frequenti
L'iscrizione AIRE è obbligatoria?
Sì, per i cittadini italiani che si trasferiscono all'estero per più di dodici mesi. Ma da sola non dimostra la non residenza fiscale.
Se mi trasferisco a metà anno?
La residenza si valuta sull'intero periodo d'imposta: conta la maggior parte dell'anno, cioè 183 giorni. Le convenzioni possono attenuare la doppia imposizione.
Mi trasferisco a Dubai o a Monaco: cosa cambia?
Se sei cittadino italiano e il Paese è nell'elenco del D.M. 4 maggio 1999, la legge presume che tu sia ancora residente in Italia: tocca a te dimostrare il contrario.
Quali prove servono per dimostrare il trasferimento?
Contano i fatti: casa e lavoro all'estero, famiglia trasferita, registrazione fiscale e certificato di residenza nel nuovo Paese, chiusura o riduzione dei legami con l'Italia.
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